Lasciar andare.. che cosa?

Lo scrittore e giornalista Eduardo Galeano, con questo brano, apre la porta al diritto di sognare. Sognare ad occhi aperti, sognare con la consapevolezza che il sogno è una meta da raggiungere e che ogni passo che si compie in quella direzione, sposta la meta un passo più in là. Secondo l’autore è questa la funzione del sogno, che può essere “delirante”.

Una riflessione che parte dal sentirsi parte di una realtà, di un mondo che non ha più lo spazio per uno sguardo leggero. Di quella leggerezza che Calvino distingue dalla superficialità e definisce come un “planare sulle cose dall’alto”. Un brano che aiuta a pensare in maniera più complessa il proprio benessere o malessere psicologico e scegliere che cosa lasciar andare per alleggerire lo sguardo sulle cose del mondo e su se stessi.

Il mio consiglio è quello di ascoltarlo, recitato dall’autore in lingua originale (spagnolo) a questo link, in cui è anche sottotitolato in spagnolo, inglese e portoghese. Mentre lo si ascolta, si può leggere la traduzione in italiano:

 

Che ne dite di delirare per un attimo?
Che ne dite di fissare gli occhi al di là dell’infamia per indovinare un altro mondo possibile?
L’aria sarà ripulita da ogni veleno che non venga dalle paure umane e dalle umane passioni.
Per strada, le auto saranno schiacciate dai cani.
La gente non sarà guidata dall’automobile,
non sarà programmata dal computer,
non sarà comprata dal supermercato,
né sarà guardata dalla televisione.
Il televisore non sarà più il membro più importante della famiglia e sarà trattato come l’asse da stiro o la lavatrice.
Si incorporarà al codice penale il reato di stupidità,
che commette chi vive per avere o per guadagnare invece che vivere per vivere e niente più.
Come canta il passero senza sapere che sta cantando,
e come gioca il bambino senza sapere che gioca.
In nessun paese saranno arrestati i ragazzi che rifiutano di fare il servizio militare, ma quelli che vorranno farlo.
Nessuno vivrà per lavorare, però tutti lavoreremo per vivere.
Gli economisti non chiameranno livello di vita il livello di consumo;
nè chiameranno qualità della vita la quantità delle cose.
I cuochi non crederanno che alle aragoste piaccia essere bollite vive.
Gli storici non crederanno che ai paesi piace essere invasi.
I politici non crederanno che ai poveri piaccia mangiare promesse.
La solennità smetterà di essere una virtù e nessuno, nessuno prenderà sul serio qualcuno che non sappia ridere di se stesso.
La morte e il denaro perderanno i loro poteri magici, e nè per morte nè per fortuna si convertirà una canaglia in un uomo virtuoso.
Il cibo non sarà una merce nè la comunicazione un’attività commerciale, perchè il cibo e la comunicazione sono diritti umani.
Nessuno morirà di fame perchè nessuno morirà di indigestione.
I bambini di strada non saranno trattati come se fossero pattumiera, perchè non ci saranno bambini di strada.
I bambini ricchi non saranno trattati come se fossero soldi, perché non ci saranno bambini ricchi.
L’educazione non sarà un privilegio di chi può pagarla,
e la polizia non sarà la maledizione di chi non può comprarla.
La giustizia e la libertà, gemelle siamesi, condannate a vivere separate,
torneranno ad unirsi, così vicine, schiena contro schiena.
In Argentina, le matte di Plaza de Mayo saranno un esempio di salute mentale, perché si sono rifiutate di dimenticare in tempi di amnesia forzata.
La Santa Madre Chiesa correggerà alcune tavole di Mosè, e il sesto comandamento ordinarà: festeggiare il corpo.
La chiesa ordinarà anche un altro comandamento di cui Dio si era dimenticato: amerai la natura, di cui fai parte.
Saranno riforestati i deserti del mondo e i deserti dell’anima.
I disperati saranno sperati e i persi saranno incontrati, perché, con quelli che si disperarono per tanto sperare e quelli che si persero per tanto cercare, saremo compatrioti e contemporanei di tutto ciò che hanno: volontà di bellezza, volontà di giustizia, che siano nati quando sono nati, che abbiano vissuto dove hanno vissuto, senza che importino neanche un poco le frontiere delle mappe e del tempo.
Saremo imperfetti, perchè la perfezione continuerà ad essere il noioso privilegio degli dei.
Ma in questo mondo, in questo mondo inetto e deteriorato, saremo capaci di vivere ogni giorno come se fosse il primo e ogni notte come se fosse l’ultima.

Una riflessione sulla pandemia e un augurio per il nuovo anno

Durante questi mesi, attraverso numerosi incontri, come psicologa e non, e grazie al progetto “Le stanze della memoria“, ho avuto la possibilità di ascoltare tante storie, tanti vissuti legati alla pandemia. L’idea che mi sono fatta, emersa da quanto ricevuto, è che l’arrivo del virus abbia scombinato ogni singola carta delle nostre vite. In ambiti molto diversi tra loro, in maniera più o meno alienante, dolorosa, faticosa. Ascoltando, osservando, raccogliendo con il passare del tempo è emersa una domanda: come hanno reagito le persone? Come si sono aiutate e/o hanno cercato aiuto? La pandemia ha dato l’opportunità a molti di mostrare la loro solidarietà, come allo stesso tempo ha portato con sé molti addii in solitudine.

Ho osservato che tante delle notizie che leggiamo su internet o vediamo in tv non sono attente all’impatto emotivo che suscitano in chi ne fruisce, anzi spesso fomentano la frustrazione e la confusione del momento. Ho osservato che molte volte le narrazioni proposte dai media lasciano poco spazio al vissuto delle singole persone e al ventaglio di esperienze e di storie e tendono a sbiadire i discorsi, portando anche le conversazioni sempre sugli stessi argomenti. Come scrive Ngozi Adichie nel libro “Il pericolo di un’unica storia“: raccontare un’unica storia crea stereotipi e il problema degli stereotipi non è tanto che sono falsi, ma che sono incompleti. Trasformano una storia in un’unica storia.

Il mio augurio per l’anno a venire allora è proprio quello di concederti lo spazio per raccontare ciò che sperimenti nella tua singolarità e per ascoltare le storie degli altri. Ti auguro di darti lo spazio per esprimere la tua storia, il tuo sguardo, personale e unico.