Psicologa Psicoterapeuta iscritta all’Ordine degli Psicologi della Liguria nr. 3084.

Ho conseguito la laurea quinquennale in psicologia clinica presso l’Università degli studi di Pavia nel 2014. Ho fatto un anno di tirocinio post-lauream presso il centro di salute mentale dell’Ospedale di Niguarda di Milano. Dopo aver superato l’esame di abilitazione alla professione di psicologo presso l’Università Milano Bicocca ho fatto esperienze di volontariato all’estero in ambito psicologico clinico: per sei mesi presso l’ospedale psichiatrico di Duffel (Anversa) in Belgio e per un anno presso lo sportello di psicologia e psicoterapia del Policlinico San Josè Obrero (Barranco – Lima) in Perù. Sono tornata in Italia nel 2017 per completare la mia formazione con la scuola di specializzazione quadriennale in psicoterapia ad orientamento etno-sistemico-narrativo Etnopsi (Roma). Ho affrontato un percorso di psicoterapia personale in presenza per alcuni anni con una psicoterapeuta membro della Società Psicoanalitica Italiana a Milano.
Quello che mi ha spinto a intraprendere questo percorso di studi è stata la curiosità nei confronti dell’essere umano e del suo funzionamento. Nel corso del tempo ho capito che il contesto sociale e culturale è un elemento imprescindibile.

Ho scelto questa scuola per dare continuità alla mia formazione, arricchendola con un taglio antropologico.
Ho sempre lavorato nel mondo del sociale: nei primi anni ho lavorato in una comunità protetta per donne e bambini vittime di violenza. Successivamente ho lavorato con famiglie in carico ai servizi sociali e nelle scuole. Con il passare del tempo mi sono allontanata dal mondo dei servizi sociali e delle istituzioni ad essi collegate per rivolgermi al mondo scolastico. Ho lavorato sia come insegnante di sostegno che nei primi progetti che sono stati istituiti a scuola per il contrasto alla dispersione scolastica finanziati con il PNRR. Attualmente aderisco al progetto AscoltaMI finanziato dal Ministero dell’Istruzione per il supporto psicologico di studenti e studentesse.
Dal 2021 ho affiancato queste esperienze lavorative all’avvio della libera professione a Rapallo e a Genova. Svolgo anche sedute online anche se prediligo le sedute in presenza. Aderisco ad alcuni protocolli d’intesa avviati dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi svolgendo prestazioni in collaborazione con alcuni enti come l’INAIL. Ho svolto attività di supporto psicologico e psicoterapia anche su richiesta di alcune cooperative del territorio genovese che collaborano con il Ministero dell’Interno tramite il Fondo Asilo Migrazione e Integrazione.
Il mio approccio clinico

La scelta della scuola di specializzazione è importante per la tipologia di lavoro che andrà a effettuare uno psicoterapeuta. Io ho scelto una scuola a orientamento etno-sistemico-narrativo. Da un punto di vista strettamente clinico l’orientamento teorico è quello sistemico-relazionale, cioè un complesso di teorie che spostano il focus tradizionale della psicoterapia dall’interiorità dell’individuo alle reti di relazioni (il sistema) di cui fa parte e collega le dinamiche relazionali allo stato emotivo della persona. In primis si dà importanza al sistema familiare. Questo approccio si focalizza anche sulle tecniche di comunicazione tra le persone, studiando la comunicazione verbale e quella non verbale e soprattutto l’impatto di quest’ultima (scuola di Palo Alto, California. Ad. es. autori quali Gregory Bateson, Paul Watzlawick, Milton Erickson). La caratteristica ulteriore di questo approccio teorico è quella di fornire strumenti di carattere antropologico, partendo dalla tradizione dell’etnopsichiatria francese fondata da Georges Devereux che è stato lo psicoanalista e antropologo che ha teorizzato il metodo complementarista grazie anche alla sua esperienza sul campo curando la psicopatologia in individui appartenenti a culture non occidentali. Un contributo fondamentale nella mia formazione sono stati i libri e i seminari svolti in presenza del dottor Tobie Nathan, professore emerito di Psicologia all’Università di Parigi VIII. Allievo ed “erede” di Devereux, ha fondato e dirige attualmente il Centre “Geroges Devereux” per l’aiuto psicologico clinico alle famiglie migranti e la formazione di terapeuti a Parigi.
Dagli stimoli ricevuti durante il percorso di formazione ho cercato di sviluppare un approccio clinico attento all’utilizzo di termini comprensibili per il paziente, evitando parole di difficile comprensione perchè troppo tecniche o specialistiche. Ho inoltre cercato di sviluppare uno stile di lavoro che favorisca il cambiamento, pertanto non faccio un uso particolarmente spiccato delle diagnosi e di termini diagnostici. Inoltre ho integrato alcuni strumenti di lavoro che possono favorire l’espressione del mondo interiore del paziente e quindi non prevedono l’uso della parola ma che si appoggiano a canali di comunicazione non verbali, quali ad esempio il Dixsyst o la Sandplay Therapy.
Il gioco della sabbia (Sandplay Therapy)

Il gioco della sabbia deriva dal “Gioco del Mondo” introdotto da Margaret Lowenfeld nel 1925 presso l’Institute of Child Psychology di Londra, tecnica sviluppata poi da Dora Kalff, allieva di Jung (Sandplay Therapy), nella terapia con adulti.
Questa tecnica si basa sull’idea che il gioco contenga in sé una funzione terapeutica, poiché all’interno di uno spazio libero e protetto la psiche crea ciò di cui ha bisogno per la guarigione (capacità autoregolativa della psiche di cui parla Jung). Le neuroscienze hanno mostrato che le esperienze traumatiche attivano regioni cerebrali legate alle immagini e non alle parole, ciò significa che l’utilizzo di oggetti analogici aiuta la rielaborazione del trauma. Tramite l’uso degli oggetti l’emozione entra a far parte del mondo del soggetto e diventa un’esperienza psichica capace di modificare l’evento e il soggetto stesso.
Con questa tecnica viene inoltre valorizzata la funzione rituale che assume il gioco terapeutico che rimanda a forme più tradizionali di cura, facendo dialogare clinica e antropologia.
Nel mio studio troverai la possibilità di sperimentare questa tecnica durante il percorso terapeutico.
Perchè il blog

Il blog “I chiari del bosco” nasce come desiderio di unire la passione per la lettura alla formazione di psicoterapeuta. L’intento non è tanto quello di fornire consigli di lettura, quanto condividere brani di romanzi e racconti che abbiano un qualche valore alla luce del mio sguardo da psicoterapeuta. L’idea alla base è quella di dare uno stimolo di volta in volta diverso per arricchire lo sguardo del lettore sul mondo e su di sé.
Si è presa ispirazione dal metodo complementarista di Devereux che sosteneva che un comportamento umano non è spiegabile da un solo punto di vista ma è necessario unire una spiegazione psicologica ad una culturale.
Un altro concetto da cui si prende ispirazione è l’amore per la complessità di Tobie Nathan: mai innamorarsi di un’unica teoria!
Tuttavia non prendere la strada della “terribile semplificazione” tante volte non è spontaneo ma richiede uno sforzo. Per questo si vogliono fornire stimoli che indirizzino la mente del lettore verso quello sforzo necessario per un arricchimento del proprio sguardo interiore ed una maggiore consapevolezza del proprio punto di vista.
Un ulteriore concetto che ha ispirato il blog è quello che viene descritto nei brani che hanno portato alla scelta del nome: il libro omonimo di Maria Zambrano e uno scritto (la radura) di Tomas Transtromer. In questi scritti viene descritto come il raggiungimento di questi luoghi dove si raggiunge, per un attimo, una maggior chiarezza e si intravede qualcosa che prima non si vedeva, pur essendo luoghi che fanno parte di un percorso non possono essere raggiunti intenzionalmente e con la volontà. Questo per spezzare una lancia a favore di tutto ciò che viene perso quando ci si indirizza verso un pensiero dell’efficienza, dell’ottimizzazione del tempo, delle risorse… in quanto ogni scelta (ad es. un passo verso l’efficenza oppure no?) comporta un guadagno ma anche una perdita e spesso quando si è convinti del guadagno di qualcosa è particolarmente difficile vederne la perdita.
Perdita…sarebbe una parola su cui proseguire il discorso in quanto tema particolarmente complicato per la società odierna, in merito al quale non mancano riferimenti tra gli articoli del blog.
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Buona lettura
