Una riflessione sulla pandemia e un augurio per il nuovo anno

Durante questi mesi, attraverso numerosi incontri, come psicologa e non, e grazie al progetto “Le stanze della memoria“, ho avuto la possibilità di ascoltare tante storie, tanti vissuti legati alla pandemia. L’idea che mi sono fatta, emersa da quanto ricevuto, è che l’arrivo del virus abbia scombinato ogni singola carta delle nostre vite. In ambiti molto diversi tra loro, in maniera più o meno alienante, dolorosa, faticosa. Ascoltando, osservando, raccogliendo con il passare del tempo è emersa una domanda: come hanno reagito le persone? Come si sono aiutate e/o hanno cercato aiuto? La pandemia ha dato l’opportunità a molti di mostrare la loro solidarietà, come allo stesso tempo ha portato con sé molti addii in solitudine.

Ho osservato che tante delle notizie che leggiamo su internet o vediamo in tv non sono attente all’impatto emotivo che suscitano in chi ne fruisce, anzi spesso fomentano la frustrazione e la confusione del momento. Ho osservato che molte volte le narrazioni proposte dai media lasciano poco spazio al vissuto delle singole persone e al ventaglio di esperienze e di storie e tendono a sbiadire i discorsi, portando anche le conversazioni sempre sugli stessi argomenti. Come scrive Ngozi Adichie nel libro “Il pericolo di un’unica storia“: raccontare un’unica storia crea stereotipi e il problema degli stereotipi non è tanto che sono falsi, ma che sono incompleti. Trasformano una storia in un’unica storia.

Il mio augurio per l’anno a venire allora è proprio quello di concederti lo spazio per raccontare ciò che sperimenti nella tua singolarità e per ascoltare le storie degli altri. Ti auguro di darti lo spazio per esprimere la tua storia, il tuo sguardo, personale e unico.