Il nome di questo blog si ispira a un’immagine descritta sia dalla filosofa María Zambrano che dallo psicologo e scrittore Tomas Tranströmer.
Letteralmente María Zambrano intitola un suo libro “I chiari del bosco”, da cui vengono di seguito riportate alcune frasi:

“Qualche uccello richiama l’attenzione, invitando ad avanzare fin dove indica la sua voce. E le si dà ascolto.
Non bisogna cercare. è la lezione immediata dei chiari del bosco: non bisogna andare a cercarli, e nemmeno a cercare nulla da loro.
Nei chiari del bosco non ci si porta, come in verità non si reca il bravo studente nelle aule, per fare domande.
E così, colui che distrattamente se ne partì un giorno dalle aule finisce col trovarsi per puro presentimento a percorrere di chiaro in chiaro i boschi dietro al maestro che mai gli si era dato a vedere: l’unico, quegli che chiede di essere seguito per poi nascondersi dietro la chiarezza. E al perdersi egli in questa ricerca può capitargli di scoprire in una rientranza del terreno un luogo segreto che accolga l’amore ferito, ferito come ogni volta in cui va a raccogliersi.
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Che significa in verità questo “Incipit vita nova” che qualsiasi metodo, per strettamente logico, strumentale, che esso sia, porta con sè? A nulla può rispondere più che alla letizia di un essere occulto che comincia a respirare e a vivere perchè ha finalmente incontrato l’ambiente adatto alla sua fino ad allora impossibile o precaria vita. “

Di seguito invece viene riportato “La radura”, tratto da “La barriera della verità” (Sanningsbarriären), in “Poesia del silenzio” di Tomas Tranströmer, Crocetti editore.
Gläntan – La radura
C’è in mezzo al bosco una radura inattesa; la può trovare solo chi si è perso. è circondata da un bosco che soffoca se stesso.
Tronchi neri con stoppie di licheni grigio cenere. Gli alberi fittamente contorti sono morti fino alle cime dove qualche verde ramo sfiora la luce. Sotto è una trama di ombre dove la palude cresce. Ma sullo spazio aperto l’erba è stranamente verde e viva.
Qui grandi pietre stanno quasi ordinate. Devono essere le prime pietre di una casa, o forse mi sbaglio. Chi è vissuto qui? Nessuno può dirlo. Da qualche parte devono pur esserci nomi, in un archivio che nessuno apre (solo gli archivi si mantengono giovani). La tradizione orale è morta e insieme a lei i ricordi. La stirpe gitana ricorda, ma chi sa scrivere dimentica. Appunta e dimentica. Il podere mormorante di voci è il centro del mondo. Ma gli abitanti muoiono o emigrano e la cronaca cessa. Abbandonato da tanti anni, il podere si trasforma in sfinge. Alla fine non resta nulla a parte le prime pietre.
Mi sembra di essere già stato qui, ma ora devo andare. Mi tuffo tra gli sterpi. C’è solo da farsi largo: un passo avanti e due di lato, come il cavallo negli scacchi. Piano piano la boscaglia dirada e si rischiara. I passi si fanno più lunghi. Sono di nuovo nella rete delle comunicazioni.
Sulla cantilenante colonna del cavo trasmettitore uno scarafaggio nel sole. Sotto i suoi scudi scintillanti le ali sono riposte come un paracadute piegato da un esperto.

L’immagine evocata da questi brani è quella di un luogo inaspettato e non cercato intenzionalmente nel quale vi è lo spazio per una parte di sé fino a quel momento impossibilitata ad esprimersi.
Traendo ispirazione da questa immagine filosofica negli articoli del blog vengono via via proposti brani tratti da libri di narrativa o saggistica che possano aprire un piccolo varco verso una direzione inaspettata e nuova per il lettore.
La scelta dei brani e della direzione a cui essi possono portare è diretta dall’intuizione e dalle conoscenze acquisite attraverso la formazione come psicoterapeuta.














