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Chiara Crespi

Chiara Crespi

Psicologa Psicoterapeuta

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Le convinzioni del paziente sono nemiche del cambiamento

Il titolo di questo articolo racchiude un concetto importantissimo per uno psicoterapeuta che si è formato con la scuola sistemica e in particolare studiando sui libri di Salvador Minuchin. è infatti questa una sua affermazione presente nel libro “L’arte della terapia della famiglia”.

Il brano riportato di seguito rappresenta esattamente questo concetto ma alla parola paziente andrebbe sostituita la parola psicologo, ovvero: le certezze dello psicologo sono nemiche del cambiamento. Ma in che senso? Quello che il brano racconta è l’esperienza di una psicologa in formazione che mette in discussione le credenze, le convinzioni su cui si basa la psicologia scientifica sperimentale a partire dall’osservazione diretta della sua esperienza. L’aspetto interessante è proprio questo, un’ulteriore scatto nella messa in discussione delle credenze condivise tra coloro che nella società ricoprono un ruolo autoritario a favore del pensiero critico e del rispetto della complessità del mondo. Questa complessità riguarda gli esseri viventi in generale e quindi anche noi stessi, se lo vogliamo. Se siamo disposti a mettere in discussione la convinzione di aver già capito tutto, psicoterapeuti in primis. è chiaro quindi che nella relazione con uno psicoterapeuta che si sforza di aprirsi alla complessità viene favorito l’incontro anche con la propria complessità e con una maggior comprensione della propria interiorità.

Scrive Olga Tokarczuk nel libro I Vagabondi:

“Ho studiato psicologia in una grande e cupa città comunista, la mia facoltà si trovava in un edificio che durante la guerra era stato il quartier generale delle SS. Quella parte della città era stata ricostruita sulle rovine del ghetto e lo si poteva notare facilmente se la si osservava con attenzione – l’intero quartiere si trovava circa un metro più in alto rispetto al resto della città. Un metro di macerie. Non sono mai stata bene in quel luogo; tra i nuovi palazzoni comunisti e gli spiazzi desolati tirava sempre vento, e l’aria gelida e tagliente ti pungeva il viso. In fondo, nonostante le nuove abitazioni, era pur sempre un luogo che apparteneva ai morti. L’edificio della mia facoltà mi appare ancora oggi in sogno, con i suoi larghi corridoi che sembravano scavati nella pietra e spianati dai piedi della gente, gli spigoli consumati dalle scale, i corrimano levigati, le tracce impresse nello spazio. Forse è per questo che ci si sentiva di continuo perseguitati dai fantasmi.

Quando infilavamo i topi nel labirinto, ce n’era sempre uno il cui comportamento contraddiceva la teoria e se ne infischiava delle nostre brillanti ipotesi. Stava in piedi su due zampe, disinteressato alla ricompensa che avrebbe ricevuto alla fine del percorso dell’esperimento; disdegnando i privilegi del riflesso pavloviano, ci lanciava un’occhiata e poi tornava indietro, oppure, con tutta calma, si metteva a studiare il labirinto. Cercava qualcosa nei corridoi laterali, provando ad attirare la nostra attenzione. Si metteva a squittire disorientato, e allora le ragazze, contravvenendo alle regole, lo tiravano fuori prendendolo con le mani.

I muscoli di una rana morta e distesa si piegavano e si allungavano stimolati dagli impulsi elettrici, ma in un modo che non era stato ancora descritto nei nostri manuali – ci mandavano dei segni, e le estremità effettuavano evidenti gesti di minaccia e di scherno che contraddicevano la sacrosanta convinzione che i riflessi fisiologici fossero di pura origine meccanica.

Qui ci veniva insegnato che il mondo si può descrivere, e perfino spiegare, grazie a semplici risposte date a domande intelligenti. Che nella sua essenza il mondo è paralizzato e morto, ed è governato da questioni elementari che devono essere chiarite e diffuse usando preferibilmente dei diagrammi. Ci venivano richiesti esperimenti, ipotesi e verifiche. Ci introducevano ai segreti della statistica, credendo che grazie a essa si potesse descrivere alla perfezione qualsiasi legge della natura – che il novanta per cento è più importante del cinque.

Ma oggi so per certo soltanto una cosa: chi cerca l’ordine è meglio che stia lontano dalla psicologia. Che scelga piuttosto la fisiologia o la teologia, almeno avrà una base solida, materiale o spirituale che sia; che lasci perdere la psiche, è un oggetto di studi che non dà certezze.

Aveva ragione chi diceva che non si sceglie questo indirizzo di studi in vista del futuro lavoro, per curiosità o per la vocazione di aiutare il prossimo, ma per un’altra ragione molto più semplice. Credo che tutti avessimo qualche difetto profondamente nascosto e, anche se di sicuro davamo l’impressione di essere giovani intelligenti e in salute, il difetto veniva mascherato e abilmente camuffato agli esami di ammissione. Un gomitolo di emozioni ben aggrovigliato, infeltrito come quegli strani tumori che talvolta si trovano nel corpo umano e che si possono osservare in un qualsiasi museo di anatomia patologica che si rispetti. Forse anche i nostri esaminatori erano persone di quello stesso tipo e in realtà sapevano cosa stavano facendo? In quel caso saremmo stati i loro eredi. Quando al secondo anno affrontammo il funzionamento dei meccanismi di difesa e scoprimmo, con stupore, la forza di quella parte della nostra psiche, cominciammo a capire che se non fossero esistite la razionalità, la sublimazione, la negazione – tutti quei trucchi che ci concediamo -, se invece avessimo osservato il mondo senza alcuno strumento di difesa, con onestà e coraggio, ci sarebbe scoppiato il cuore.

Durante queste lezioni scoprimmo che siamo costituiti di difese, di scudi e armature, che siamo città con un’architettura fatta da mura, bastioni e fortificazioni: praticamente degli stati bunker.

Ci sottoponemmo l’un l’altro a test, questionari ed esami di ogni tipo, e dopo il terzo anno di università riuscii a dare un nome a ciò che mi faceva stare male; era come aver scoperto il proprio nome segreto con il quale si affronta un’iniziazione.”

Pubblicato daChiara Crespi19 Luglio 202626 Luglio 2026Pubblicato inSenza categoriaTag:anima, Olga Tokarczuk, paziente, pensiero critico, psicologo, psicoterapia, romanzo, Salvador minuchin, scientifico, terapiaLascia un commento su Le convinzioni del paziente sono nemiche del cambiamento

Separazione: passaggio, non rottura.

Oggi propongo una riflessione sul concetto di separazione riportando stralci dal libro interamente dedicato a questo tema “La separazione” edito da Borla per la Società Italiana di Neuropsichiatria Infantile. Ho trovato questa lettura ricca di spunti per diverse ragioni: perchè la separazione è un processo che riguarda l’esperienza di ogni essere umano ed è un processo che dura tutta la vita, perchè è uno dei concetti chiave dell’orientamento sistemico-relazione che ha fatto parte della mia formazione accademica, perchè è un processo implicato in tutte le relazioni significative che viviamo nel presente e che abbiamo vissuto nel passato, perchè dà una spiegazione delle difficoltà personali sottostanti alcuni gesti estremi che leggiamo nella cronaca nera di tutti i giorni e infine perchè indica una direzione a cui tendere. Buona lettura nella speranza che non sia troppo ostica per i non addetti ai lavori.

Xilografia di Carl Moser, Donna bretone con bambino, 1923

La separazione è sentita come accettabile quando è avvenuta una introiezione grazie alla quale è possibile lasciare l’oggetto esterno che, separato, continuerà a vivere dentro di noi nel ricordo, nella memoria, nella gratitudine per la soddisfazione ricevuta. Altrimenti la separazione è solo perdita, abbandono, vuoto.

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L’oggetto introiettato può essere considerato come una sorta di compagno interno, una costruzione che fornisce le basi per un sentimento di presenza dei genitori anche se sono assenti (sentire la presenza nell’assenza).

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Alcune riflessioni di Winnicott: separazione non vuol dire perdita o distacco dal nulla ma distacco da relazioni o immagini oggettuali precoci che permettono la evoluzione verso immagini più mature. Separazione non vuol dire rottura ma passaggio verso una capacità di relazione più matura verso gli oggetti completi.

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L’elaborazione della separazione non può essere un salto nel vuoto, elementi essenziali sono la presenza nell’alimentare fiducia e continuità emotiva, ma anche l’assenza e il vuoto come esperienza di ricerca. Il senso di fiducia e confidenza che dà concretezza alla unicità della relazione permette di accettare la separazione senza avvertire il rischio di perdere un aspetto essenziale del sentimento di esistenza personale. L’assenza che è vissuta come tollerabile implica una capacità di rinuncia, processo attivo che è pienamente espresso dal senso etimologico della parola: reagire per annunciare un nuovo progetto, una nuova capacità creativa.

Per dirlo con Proust: “Non si può ricreare ciò che si ama, se non rinunciandovi”; ed è solo nella separazione che si operano rinunce e che si possono ritrovare in sé gli oggetti interni d’amore.

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Il punto fondamentale è: quanto per ciascuna persona la separazione è sinonimo di perdita e quanto invece può essere vissuta come una condizione anche necessaria giacché senza separazione non è possibile la vita nella sua piena espressione. Di fatto gli aspetti simbiotici, gli aspetti adesivo-imitativi della personalità, sono quelli attraverso i quali rinunciamo ad essere creativi per pensare e vivere in modo parassitario.

Pubblicato daChiara Crespi6 Giugno 202526 Luglio 2026Pubblicato inSenza categoriaTag:aggressività, assenza, bambino, borla, lutto, madre, neuropsichiatria infantile, perdita, presenza, proust, psicologo, rinuncia, separazioneLascia un commento su Separazione: passaggio, non rottura.

La psicologia della Vita, con il poeta

Non, Vita, perché sei nella notte

la rapida fiammata e non per questi

aspetti della terra e il cielo in cui

la mia tristezza orribile si placa –

per le tue rose che non sono ancora

schiuse o si sfanno; per il Desiderio

che lascia nella mano ratta cenere;

per l’odio che portiamo ognuno al noi

della vigilia; per l’indifferenza

di tutto ai nostri sogni più divini;

per non potere vivere che l’attimo

al modo della pecora che bruca

ora questo ora quello ciuffo d’erba

e non vede né sa fuori di esso;

pel rimorso che sta in fondo ad ogni

esistenza, d’averla invano spesa,

come la feccia in fondo nel bicchiere;

per la felicità grande di piangere;

per la tristezza eterna dell’Amore;

pel non sapere e l’infinito buio…

– per tutto questo amaro t’amo, Vita.

Poesia di Camillo Sbarbaro, Pianissimo [1954]

Il tempio di Esculapio nel giardino di Villa Borghese a Roma

Pubblicato daChiara Crespi21 Marzo 202526 Luglio 2026Pubblicato inSenza categoriaTag:amore per la vita, anima, camillo sbarbaro, genova, giornata mondiale della poesia, male di vivere, psicologia, psicologo, psicoterapia, supporto psicologicoLascia un commento su La psicologia della Vita, con il poeta

Una vita sempre piacevole

Sappi, comunque, che una vita sempre piacevole porta a delle conseguenze molto spiacevoli. Lo possiamo osservare anche nella natura: non c’è sempre una bella primavera e una florida estate, ci sono anche gli autunni uggiosi, gli inverni freddi e nevosi, le piene, i venti, le tempeste e soprattutto la carestia, la fame, diverse tribolazioni, malattie e molte altre disgrazie. Tutto questo è necessario affinchè l’uomo impari il senno, la pazienza e l’umiltà. Infatti nella prosperità egli si dimentica la maggior parte di queste cose, mentre nelle afflizioni si fa più attento alla sua salvezza.

Tratto da: Iconografia dell’anima, voci dal grande eremo russo (I cambiamenti della natura, lo starec Amvrosji).

Oriental woman – National gallery of Armenia

Ho trovato questo brano scritto nel 1880 molto attuale in quanto è oggi ben diffuso (e i social non fanno altro che da cassa di risonanza) il pensiero di una vita sempre piacevole. Questo pensiero fondativo, a mio parere, Salvador Minuchin nel libro “L’arte della terapia” l’avrebbe considerato una di quelle certezze del paziente da sfidare. Questo è un chiaramente un discorso generico ma non posso dire di essermi trovata raramente a sfidare questa certezza nella stanza della terapia.

Pubblicato daChiara Crespi19 Febbraio 202526 Luglio 2026Pubblicato inSenza categoriaTag:anima, dolore, genova, natura, optina, piacere, psicologo, psicoterapia, rapallo, sofferenza, starecLascia un commento su Una vita sempre piacevole

Il peso psicologico dell’essere straniero in Italia oggi

Essere straniero in Italia oggi si porta dietro una serie di implicazioni, pratiche ma anche psicologiche, che troppo spesso noi che siamo nati in Italia da genitori italiani, e che quindi non abbiamo dovuto lottare per ottenere la cittadinanza né tantomeno per “sentirci” italiani, tendiamo a sottovalutare.

Libro bilingue “La luce” cinese – italiano

Noi tutti, a prescindere dall’appartenenza, siamo abituati a pensare per opposti: giusto e sbagliato, bianco e nero, buono o cattivo, italiano o straniero, dimenticandoci che invece siamo fatti tutti, chi più chi meno, di contraddizioni, paradossi e sfumature.

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Pubblicato daChiara Crespi2 Febbraio 202226 Luglio 2026Pubblicato inSenza categoriaTag:cittadinanza, danielle madame, elpsenzah, etno, identità, multiculturalità, psicologia, psicologo, secondegenerazioni, stranieri, stressLascia un commento su Il peso psicologico dell’essere straniero in Italia oggi

La pandemia insegna il valore della rinuncia

Per guardare alle cose in modo diverso bisogna esercitarsi. Nel tentativo di comprendere più a fondo quali possano essere i significati psicologici che la pandemia porta con sé, ho pensato quanto duramente ci abbia messi davanti alla rinuncia. Abbiamo dovuto rinunciare a molte cose, in modo repentino. Siamo stati obbligati a farlo.

Immagine dalla rivista Flow

Ma siamo anche stati obbligati a fermarci. Fermarsi e disinserire il “pilota automatico” è faticoso, ma può rivelarsi un’esperienza preziosa per riflettere ed aumentare la propria consapevolezza.

Vi siete chiesti se tutto ciò a cui avete dovuto rinunciare fosse davvero così importante? Io credo che ciò che tuttora sia imposto dall’esterno, e quindi difficile da accettare, possa, in questo tempo sospeso, essere oggetto di riflessione profonda.

Abbiamo davvero bisogno di tutto quello che facevamo prima? è davvero ciò che ci fa bene? Qual’é o qual’era il senso, per me, di quell’attività?

Porsi queste domande può restituire, mentalmente, il senso di agency, (ovvero la sensazione di poter scegliere) e può donare la possibilità di scegliere più consapevolmente.

Rinunciare è una scelta, non è un atto passivo, e può rivelarsi estremamente liberatorio e portare un maggior benessere psicologico, perché dà la possibilità di connettersi maggiormente con il sé più autentico.

Per proseguire la riflessione sul valore della rinuncia, a questo link trovate il contributo di alcuni sportivi di fama mondiale che ne hanno parlato.

Pubblicato daChiara Crespi21 Marzo 202121 Marzo 2021Pubblicato inSenza categoriaTag:autenticità, benessere psicologico, esercizio, pandemia, psicologia, psicologo, rinuncia, sè, scegliereLascia un commento su La pandemia insegna il valore della rinuncia

Il mimo poliglotta e altre creature meravigliose

Il mimo poliglotta, da Pexels.com

Oggi voglio raccontarvi di come ho scelto questo nome, psicologa poliglotta. Mi sono ispirata ad un uccellino che si chiama mimo poliglotta, o tordo beffeggiatore. Leggere della sua esistenza mi ha molto incuriosita: è un uccello che è in grado di imitare il canto di molti altri uccelli, ma anche altri suoni artificiali o versi di animali.. chi lo ascolta senza conoscerlo può pensare di essere circondato da molti uccelli quando invece c’è solo lui a fare il suo concertino. Sono stati osservati episodi in cui ha utilizzato questa abilità per prendersi gioco degli esseri umani, è anche scherzoso! I naturalisti americani lo descrivono con molto entusiasmo, J. J. Audubon ad esempio afferma che produce i suoni più armoniosi che la natura sa inventare.

Ma cosa c’entra il mimo poliglotta con la psicologia?

1 – è curioso e osserva ciò che lo circonda

2 – è capace di cogliere le opportunità che si presentano

3 – è in grado di utilizzarle a proprio vantaggio

4 – non smette mai di imparare

5 – è felice delle sue abilità e le condivide con gli altri

6 – oltre a fare ciò che gli garantisce la sopravvivenza passa molto tempo a cantare

Che dire.. a me sono sembrate caratteristiche perfette per il blog di una psicologa e per quello di cui voglio scrivere.

P.S. mi trovate anche su Instagram!

Pubblicato daChiara Crespi7 Gennaio 202119 Febbraio 2025Pubblicato inSenza categoriaTag:curiosità, genova, imparare, opportunità, poliglotta, psicologia, psicologo, psicoterapia, rapalloLascia un commento su Il mimo poliglotta e altre creature meravigliose

Ritrovare la speranza

Immagine dal libro “Le cose che passano” di Beatrice Alemagna.

Può accadere di sperimentare quella sensazione di “aver perso ogni speranza”, soprattutto in questo periodo storico di pandemia mondiale. Come dice Eugenio Borgna nella copertina del suo libro “Speranza e disperazione” la speranza è la passione del possibile, è la ricerca del senso della vita.

Cosa succede allora quando sentiamo di aver perso la speranza?

Questa sensazione ci avvolge perché stiamo sperimentando nella nostra esperienza del mondo che non ci sono più “possibilità”. Ma quali possibilità? è davvero l’unico modo in cui possiamo vedere ciò che sta accadendo? E come mai si è arrivati a questo punto di non ritorno?

Queste domande sono semplici spunti per iniziare a riflettere su ciò che stiamo sentendo. Fermarsi a sentire, e poi pensare quello che sentiamo è proprio ciò che può accadere quando si decide di andare dallo psicologo.

Pubblicato daChiara Crespi16 Dicembre 20202 Gennaio 2021Pubblicato inSenza categoriaTag:blocco, curiosità, disperazione, paura, possibilità, psicologia, psicologo, speranzaLascia un commento su Ritrovare la speranza

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