L’evento psicoanalitico (seconda parte)

Una crisi di mezza età? L’esito di un processo di maturazione? L’effetto “sliding doors” dovuto a un incontro casuale che avrebbe tranquillamente potuto non avvenire?

Lo “snodo” della vicenda raccontata nel romanzo Sostiene Pereira scritto da Antonio Tabucchi è interpretabile a seconda del punto di vista e dell’elemento a cui si vuole dare priorità. Una descrizione del processo che accade all’interno della persona ce lo dà lo stesso autore per voce del dottor Cardoso che in questo brano risponde ai timori e alle incertezze del protagonista che si trova a confrontarsi con l’impatto interiore di quello che è definito un “evento psicoanalitico”.

Miguel Covarrubias, El Hueso.

Il dottor Cardoso chiamò la cameriera e ordinò due macedonie di frutta senza zucchero e senza gelato. Voglio farle una domanda, disse il dottor Cardoso, lei conosce i médecins-philosophes? No, ammise Pereira, non li conosco, chi sono? I principali sono Théodule Ribot e Pierre Janet, disse il dottor Cardoso, è sui loro testi che ho studiato a Parigi, sono medici e psicologi, ma anche filosofi, sostengono una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere “uno” che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un’illusione, peraltro ingenua, di un’unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone. Il dottor Cardoso fece una piccola pausa e poi continuò: quella che viene chiamata la norma, o il nostro essere, o la normalità, è solo un risultato, non una premessa, e dipende dal controllo di un io egemone che si è imposto nella confederazione delle nostre anime; nel caso che sorga un altro io, più forte e più potente, codesto io spodesta l’io egemone e ne prende il posto, passando a dirigere la coorte delle anime, meglio la confederazione, e la preminenza si mantiene fino a quando non viene spodestato a sua volta da un altro io egemone, per un attacco diretto o per una paziente erosione. Forse, concluse il dottor Cardoso, dopo una paziente erosione c’è un io egemone che sta prendendo la testa della confederazione delle sue anime, dottor Pereira, e lei non può farci nulla, può solo eventualmente assecondarlo. 

Il dottor Cardoso finì di mangiare la sua macedonia e si asciugò la bocca con il tovagliolo. E dunque cosa mi resterebbe da fare?, chiese Pereira. Nulla, rispose il dottor Cardoso, semplicemente aspettare, forse c’è un io egemone che in lei, dopo una lenta erosione, dopo tutti questi anni passati nel giornalismo a fare la cronaca nera credendo che la letteratura fosse la cosa più importante del mondo, forse c’è un io egemone che sta prendendo la guida della confederazione delle sue anime, lei lo lasci venire alla superficie, tanto non può fare diversamente, non ci riuscirebbe o entrerebbe in conflitto con se stesso, e se vuole pentirsi della sua vita si penta pure, e anche se ha voglia di raccontarlo a un sacerdote glielo racconti, insomma, dottor Pereira, se lei comincia a pensare che quei ragazzi hanno ragione e che la sua vita finora è stata inutile, lo pensi pure, forse da ora in avanti la sua vita non le sembrerà più inutile, si lasci guidare dal suo nuovo io egemone e non compensi il suo tormento con il cibo o con le limonate piene di zucchero.

Pereira finì di mangiare la sua macedonia di frutta e si tolse il tovagliolo che aveva messo intorno al collo. La sua teoria è molto interessante, disse, ci rifletterò sopra, mi piacerebbe prendere un caffè, che ne dice? Il caffè provoca insonnia, disse il dottor Cardoso, ma se lei non vuole dormire fatti suoi, i bagni di alghe sono due volte al giorno, alle nove del mattino e alle cinque del pomeriggio, mi piacerebbe che lei domattina fosse puntuale, sono certo che un bagno d’alghe le farà bene.

Buonanotte, mormorò Pereira. Si alzò e si allontanò. Fece qualche passo e poi si voltò. Il dottor Cardoso gli sorrideva. Sarò puntuale alle nove, sostiene di aver detto Pereira.”

Considerazioni sulla salute mentale con Alexander Lowen

Immagine tratta da Pinterest

Lo scopo fondamentale del lavoro psichiatrico, oggi come ieri, consiste nel mettere la persona malata di mente in contatto con la realtà. Se il distacco dalla realtà è grave – cioè se il paziente non è in grado di orientarsi nei confronti della realtà del tempo, dello spazio o dell’identità – la sua condizione viene definita psicotica. Si dice che soffre di fissazioni che alterano la sua percezione della realtà. Quando il disturbo emotivo è meno grave, viene definito nevrosi. L’individuo nevrotico non è disorientato, la sua percezione del reale non è alterata, ma la sua concezione della realtà è fallace. Egli opera in base a delle illusioni e di conseguenza il suo funzionamento non è radicato nella realtà. Poichè soffre di illusioni, il nevrotico è considerato un malato mentale.

Ma la realtà non è sempre facile da definire. Spesso è difficile determinare quali credenze siano illusioni e quali siano invece valide. Non di rado si può constatare come la persona che si vanta di essere “realista” abbia illusioni nascoste.

Vi è una realtà indiscutibile nella vita d’ogni persona, e cioè l’esistenza fisica, ossia il corpo. Il suo essere, la sua individualità, la sua personalità, sono determinati dal suo corpo. Quando il suo corpo muore, cessa il suo essere come persona nel mondo. Nessun individuo esiste separato dal corpo. Non esiste alcuna forma di esistenza mentale indipendente dall’esistenza fisica di una persona.

Da questo punto di vista il concetto di malattia mentale è un’illusione. Non c’è disturbo mentale che non sia anche disturbo fisico. La persona depressa è depressa fisicamente oltre che mentalmente: le due cose sono in realtà una, ciascuna di esse è un aspetto diverso della personalità. La stessa cosa è vera di ogni altra forma di cosiddetta malattia mentale. La convinzione che “stia tutto nella testa” è la grande illusione del nostro tempo, legata all’ignoranza della realtà fondamentale che la vita in tutte le sue manifestazioni è un fenomeno fisico.

Immagine tratta pa pinterest. Illustrazione di Joanna Concejo

Il termine appropriato per descrivere disturbi della personalità è “malattia emozionale”. Il termine “emozione” implica la nozione di movimento e pertanto sottintende sia il dato fisico che quello mentale. Il movimento ha luogo sul piano fisico, ma la relativa percezione avviene nella sfera mentale. Un disturbo emozionale coinvolge entrambi i livelli della personalità. E poichè è lo spirito a muovere la persona, è anch’esso coinvolto in ogni conflitto emozionale.

Se vogliamo evitare l’illusione che stia “solo nella testa”, dobbiamo riconoscere che la vera spiritualità ha una base fisica o biologica. Analogamente dobbiamo distinguere tra fede e credenza. La credenza (o convinzione) è il risultato di un’attività mentale, ma la fede è radicata nei profondi processi biologici del corpo. La persona depressa è, come vedremo, una persona che ha perso la propria fede. Come e perchè l’abbia persa sarà l’argomento principale di questo libro. Nel corso di quest’analisi arriveremo ad una comprensione della base biologica del senso di realtà e del sentimento di fede. Non si esagererà a sottolineare l’importanza di questo tipo di ricerca, poichè la perdita della fede è il problema essenziale dell’uomo moderno.

Tratto dalla prefazione al libro: La depressione e il corpo. La base biologica della fede e della realtà. A. Lowen; ed. Astrolabio, 1980.

Alexander Lowen, allievo di Reich e creatore della bioenergetica, ha praticato psichiatria a New York e nel Connecticut è stato direttore delll’Institute of Bioenergetic Analysis.

Segreti sepolti

Alcuni racconti delle generazioni precedenti alla nostra non li ascolteremo mai e non tutto è analizzabile nella stanza di terapia. Alcuni vissuti rimarranno misteriosi e in alcuni casi accettarlo può essere una strada che porta ad un maggior benessere. Di seguito riporto una testimonianza della scrittrice statunitense Joyce Carol Oates tratta dal romanzo di formazione “I Paesaggi Perduti” che arricchisce questo concetto e mostra come il non voler svelare a tutti costi il mistero sia anche una forma di rispetto verso persone con determinati vissuti. Joyce Carol Oates spiega come ci sia modo e modo di avvicinarsi ai “misteri emotivi” che riguardano una famiglia e quanto il lavoro di uno scrittore possa essere connesso con questi misteri. Da questo frammento emerge chiaramente, a mio parere, il valore di farsi accompagnare da una determinata letteratura nel percorso quotidiano di scoperta e di conoscenza di se stessi.

Fotografia di un disegno di Samuele Strusciolo

“Poichè questi segreti familiari rimanevano avvolti nel mistero, per il senso di umiliazione o vergogna delle persone interessate, io non ho mai saputo, nè ho avuto la possibilità di verificare, se quei due (bellissimi) giovani si confidassero fra loro, o si compatissero a vicenda; il riserbo caratterizzava entrambi i rami della famiglia, insieme a un’ostinata reticenza; non erano persone a cui venisse facile aprirsi, men che meno “raccontare tutto di sè”. Il bisogno di mettersi a nudo per cui è famosa la nostra epoca sarebbe risultato stupefacente a persone come loro, difficilmente credibile, e in nessun modo desiderabile. Tra i miei famigliari sembrava regnare la paura che una parola imprudente non potesse essere poi ritirata; parlare senza riflettere portava a dire cose avventate di cui ci si sarebbe pentiti. In molti dei miei romanzi c’è un simulacro del “confessionale”, ma interpretarlo in senso letterale sarebbe fuorviante. La via dello scrittore non è la trascrizione letterale, bensì la trascrizione delle emozioni.”

Art by Oda Sonderland

“è possibile che lo scrittore/artista sia stimolato dai misteri dell’infanzia, oppure che siano i misteri dell’infanzia a stimolare lo scrittore/artista. A volte, mentre scrivo, quando sono più assorta e catturata dalla scrittura, fino a diventare ansiosa, mi ritrovo a immaginare che quanto sto inventando sia in qualche modo “reale”; se riesco a risolvere il mistero del romanzo, avrò risolto un mistero della mia vita. Il fatto che il mistero non sia mai risolto fino in fondo sembrerebbe essere la ragione dei continui sforzi dello scrittore per riuscirci: ogni storia, ogni poesia, ogni romanzo è una reiterata richiesta di penetrare quel mistero, instancabilmente rinnovata. Lo scrittore è un decifratore di indizi, se per “indizi” si intende una narrazione sotterranea incerta e discontinua.”

Pensieri che non vengono alla luce

Quanti dei nostri pensieri non vedranno mai la luce? E quanti pensieri altrui? Eppure ci sono. E influenzano la nostra vita, parecchio. Qualcuno lo chiama “il non detto”. Eccone un elegante esempio tratto dal libro “Le nozze di Omar” di Alessandro Spina che mostra come il mondo mentale di chi ci circonda può essere ben lontano da quello che immaginiamo… e potremmo non rendercene nemmeno conto. Da qui, inevitabilmente si giunge al fraintendimento. La variabile che fa la differenza? La capacità di ascolto dell’altro: ascolto attento, profondo, partecipato; ascolto di quello che comuncia al di là del contenuto verbale della comunicazione.

Conosceva quell’uomo l’inquietudine? In quale forma? Paura forse di dimenticare, respingere o modificare quello che aveva imparato? Rimetteva il compito di risolvere i problemi della colonia ai politici e ai militari; o addirittura ai carabinieri e alla polizia. Nelle menti degli adolescenti affidati alle sue cure versava i versi armoniosi del Parini e le rotonde odi del Carducci, raccontava con commozione il sacrificio degli eroi del Risorgimento per fare più grande la patria, seminava in quei cuori il culto della latinità, assai intransigente sulla purezza della lingua che difendeva da ogni contaminazione. Seguiva anche la letteratura moderna e si meravigliò dell’indifferenza del conte. Aveva opinioni assai audaci, esponeva con passione la problematica di Casa di bambola e di quel grandissimo nuovo commediografo italiano, Luigi Pirandello, del quale aveva visto a Roma l’ultima creazione: Ma non è una cosa seria. Dalle sue parole si deduceva che il problema essenziale della civiltà europea era l’adulterio: ne conosceva infernali e squisite varianti.

Il conte sorrise per sottrarsi al colloquio. Il preside interpretò come ammirazione il silenzio: la cena divenne lezione. Disse che intendeva dar vita a una piccola compagnia teatrale, la giornata in colonia scorreva uguale e lo spirito si intorpidiva. Aveva scelto un dramma di Andreieff: Anfissa. Illustrò poi al vicegovernatore il progetto di una biblioteca circolante e chiese il suo appoggio. Avrebbe volentieri fatto lui stesso la scelta dei libri e diretto l’amministrazione. “La biblioteca è strumento indispensabile”, disse. Informò anche il conte del progetto del municipio per i giardini pubblici.

Le ghirlande dei versi del Parini e del Carducci risvegliavano, in Rosina, pallidi ricordi scolastici. Nella biblioteca circolante, quel museo ordinato dal preside delle scuole medie, non avrebbe mai messo piede. Il progetto dei nuovi giardini pubblici la spaventò. La realtà, dalle mani di quell’artefice, usciva polverosa. Persino l’adulterio diventava una squallida vicenda giudiziaria – lettore e spettatore una sorta di giuria popolare, chiamata a esprimere condanna o assoluzione. Perché dovevano subire quella conversazione? Perché non cacciarlo via? Perché il conte era così paziente? Che cosa avevano a che fare con quell’uomo?

Felice della bellissima serata, all’una il professore si alzò, ringraziò gli ospiti e uscì. Il conte andava avanti e indietro per la sala. Partire dall’Italia è stato per me un destino.

Rosina poggiò le mani sul pianoforte, ne trasse un accordo – poi le mani corsero sulla tastiera, e la pioggia delle dita era fitta, temporalesca. Omar si alzò stupito dal letto, non aveva mai sentito suonare il pianoforte a quell’ora. Le finestre della sala erano splendenti di luce, rettangoli ritagliati nel buio uniforme della notte.

Frammento nr. 8 – la trasformazione della psiche in vita –

“Trasformazione della psiche in vita”: è un’espressione che può essere intesa in vari modi. Molto semplicemente, io la intendo come la liberazione dei fenomeni psichici dalla maledizione della mentalità analitica. E ciò significa rendersi conto delle sue predilezioni per la psicopatologia e del fatto che la psicologia è divenuta un imponente e tuttavia sottile sistema per deformare la psiche instillandole il convincimento che in essa vi è qualcosa di “sbagliato” e, di conseguenza, per analizzare la sua immaginazione attraverso categorie diagnostiche. Far entrare la psiche nella vita significa allontanarla non dalla sua malattia, ma dalla visione malata che ha di sè stessa, come bisognosa di cure, di conoscenze e di amore professionali. Con questo non voglio dire che la psiche non soffra o non si ammali.

[…] Se c’è una lezione che abbiamo imparato in settant’anni di analisi, è che nelle sofferenze della psicopatologia noi scopriamo un senso dell’anima. Quando sono prostrato dall’orrore delle depressioni, dei sintomi e dei desideri più violenti, io sono di fronte all’irrefutabile prova dell’indipendenza delle forze psichiche. Qualcosa vive in me che non è opera mia. Questo demone che parla nei sogni, nelle passioni, nei dolori, non molla la presa, ed io allora sono costretto a riconoscere il suo valore perchè approfondisce me stesso al di là della mia usuale nozione di me stesso come Io e perchè dà al mio spirito un senso dell’anima e della morte. Perciò, portare la malattia nella vita significa portare l’anima con sé ovunque si vada e reagire alla vita dal punto di vista di quest’anima.

Testo tratto dall’introduzione a “Il mito dell’analisi” di James Hillman, 1991, ed. Adelphi

Frammento n. 5

“Fu una battaglia tremenda. La più terribile di tutte le esperienze di Bilbo, e quella che egli odiò di più quando la visse – vale a dire quella di cui fu più fiero, e che più amò poi ricordare.”

Tratto da: Lo Hobbit o la riconquista del tesoro – J .R .R. Tolkien

Immagine tratta da Pinterest