L’evoluzione psichica degli uomini

«Vi è una possibilità di dirigere l’evoluzione psichica degli uomini in modo che diventino capaci di resistere alle psicosi dell’odio e della distruzione?» (Einstein nel 1932)

Pablo Picasso, Guernica, 1937

Questa è la domanda, ancora oggi urgente, che il famoso scienziato pose al padre della psicoanalisi. L’interessante scambio epistolare è stato pubblicato in Italia da Bollati Boringhieri con il titolo “Perchè la guerra?” ed è stato raccontato e contestualizzato storicamente nel programma radiofonico Wikiradio. Le voci della storia, che è possibile ascoltare a questo link.

Einstein si rivolge a Freud in quanto profondo conoscitore dell’anima umana capace di analizzarla con sufficiente distacco per fare luce sul problema. Lo interpella in quanto si rende conto che il progresso scientifico sta rendendo le guerre sempre più distruttive, nonostante non esista ancora la bomba atomica a quel tempo. Decide di rivolgersi a Freud perchè nel campo della fisica teorica non arrivano soluzioni su come non fare ricorso alla guerra o almeno perchè lui non ne vede; inoltre vuole capire cosa spinga gli esseri umani a farsi la guerra.

Nel preparare la risposta ad Einstein Freud afferma: “Ho passato tutta la mia vita a dire agli uomini cose difficili da mandare giù, non cambierò abitudini adesso che sono vecchio”. Nel rispondere infatti Freud afferma che “in ogni caso, non c’è alcuna speranza di sopprimere le tendenze aggressive degli esseri umani”, ma è comunque possibile fare qualcos’altro con essa, ossia deviarla. Deviare l’aggressività secondo Freud significa “fare in modo che prenda strade diverse da quelle della guerra e per fare ciò si deve ricorrere alla pulsione antagonista alla distruttività insita nell’uomo, ossia l’Eros: Eros è tutto ciò che fa sorgere legami emotivi tra gli uomini”.

In particolare Freud spiega che esistono due tipi di legami tra gli uomini: quelli d’amore, d’affetto (non si fa del male a qualcuno a cui si vuole bene) e quelli di identificazione (è più difficile fare del male a qualcuno simile a noi). Quest’ultima tipologia di legame è quella su cui viene fatta leva per giustuficare una guerra da chi controlla il potere (ovvero far credere che il nemico sia diverso da noi).

Lo scambio epistolare si conclude con questa frase di Einstein, scritta in occasione dell’ottantesimo compleanno di Freud :

«Ritengo la psicoanalisi una benedizione; è sempre una benedizione quando una concezione grande e bella è in armonia con la realtà.»

Considerazioni sulla salute mentale con Alexander Lowen

Immagine tratta da Pinterest

Lo scopo fondamentale del lavoro psichiatrico, oggi come ieri, consiste nel mettere la persona malata di mente in contatto con la realtà. Se il distacco dalla realtà è grave – cioè se il paziente non è in grado di orientarsi nei confronti della realtà del tempo, dello spazio o dell’identità – la sua condizione viene definita psicotica. Si dice che soffre di fissazioni che alterano la sua percezione della realtà. Quando il disturbo emotivo è meno grave, viene definito nevrosi. L’individuo nevrotico non è disorientato, la sua percezione del reale non è alterata, ma la sua concezione della realtà è fallace. Egli opera in base a delle illusioni e di conseguenza il suo funzionamento non è radicato nella realtà. Poichè soffre di illusioni, il nevrotico è considerato un malato mentale.

Ma la realtà non è sempre facile da definire. Spesso è difficile determinare quali credenze siano illusioni e quali siano invece valide. Non di rado si può constatare come la persona che si vanta di essere “realista” abbia illusioni nascoste.

Vi è una realtà indiscutibile nella vita d’ogni persona, e cioè l’esistenza fisica, ossia il corpo. Il suo essere, la sua individualità, la sua personalità, sono determinati dal suo corpo. Quando il suo corpo muore, cessa il suo essere come persona nel mondo. Nessun individuo esiste separato dal corpo. Non esiste alcuna forma di esistenza mentale indipendente dall’esistenza fisica di una persona.

Da questo punto di vista il concetto di malattia mentale è un’illusione. Non c’è disturbo mentale che non sia anche disturbo fisico. La persona depressa è depressa fisicamente oltre che mentalmente: le due cose sono in realtà una, ciascuna di esse è un aspetto diverso della personalità. La stessa cosa è vera di ogni altra forma di cosiddetta malattia mentale. La convinzione che “stia tutto nella testa” è la grande illusione del nostro tempo, legata all’ignoranza della realtà fondamentale che la vita in tutte le sue manifestazioni è un fenomeno fisico.

Immagine tratta pa pinterest. Illustrazione di Joanna Concejo

Il termine appropriato per descrivere disturbi della personalità è “malattia emozionale”. Il termine “emozione” implica la nozione di movimento e pertanto sottintende sia il dato fisico che quello mentale. Il movimento ha luogo sul piano fisico, ma la relativa percezione avviene nella sfera mentale. Un disturbo emozionale coinvolge entrambi i livelli della personalità. E poichè è lo spirito a muovere la persona, è anch’esso coinvolto in ogni conflitto emozionale.

Se vogliamo evitare l’illusione che stia “solo nella testa”, dobbiamo riconoscere che la vera spiritualità ha una base fisica o biologica. Analogamente dobbiamo distinguere tra fede e credenza. La credenza (o convinzione) è il risultato di un’attività mentale, ma la fede è radicata nei profondi processi biologici del corpo. La persona depressa è, come vedremo, una persona che ha perso la propria fede. Come e perchè l’abbia persa sarà l’argomento principale di questo libro. Nel corso di quest’analisi arriveremo ad una comprensione della base biologica del senso di realtà e del sentimento di fede. Non si esagererà a sottolineare l’importanza di questo tipo di ricerca, poichè la perdita della fede è il problema essenziale dell’uomo moderno.

Tratto dalla prefazione al libro: La depressione e il corpo. La base biologica della fede e della realtà. A. Lowen; ed. Astrolabio, 1980.

Alexander Lowen, allievo di Reich e creatore della bioenergetica, ha praticato psichiatria a New York e nel Connecticut è stato direttore delll’Institute of Bioenergetic Analysis.