Pensieri che non vengono alla luce –

Quanti dei nostri pensieri non vedranno mai la luce? E quanti pensieri altrui? Eppure, ci sono. E influenzano la nostra vita, parecchio. Qualcuno lo chiama “il non detto”. Eccone un elegante esempio tratto dal libro “Le nozze di Omar” di Alessandro Spina che mostra come il mondo mentale di chi ci circonda può essere ben lontano da quello che immaginiamo… e potremmo non rendercene nemmeno conto. Da qui, inevitabilmente si giunge al fraintendimento. La variabile che fa la differenza? La capacità di ascolto dell’altro: ascolto attento, profondo, partecipato; ascolto di quello che comuncia al di là del contenuto verbale della comunicazione.

Conosceva quell’uomo l’inquietudine? In quale forma? Paura forse di dimenticare, respingere o modificare quello che aveva imparato? Rimetteva il compito di risolvere i problemi della colonia ai politici e ai militari; o addirittura ai carabinieri e alla polizia. Nelle menti degli adolescenti affidati alle sue cure versava i versi armoniosi del Parini e le rotonde odi del Carducci, raccontava con commozione il sacrificio degli eroi del Risorgimento per fare più grande la patria, seminava in quei cuori il culto della latinità, assai intransigente sulla purezza della lingua che difendeva da ogni contaminazione. Seguiva anche la letteratura moderna e si meravigliò dell’indifferenza del conte. Aveva opinioni assai audaci, esponeva con passione la problematica di Casa di bambola e di quel grandissimo nuovo commediografo italiano, Luigi Pirandello, del quale aveva visto a Roma l’ultima creazione: Ma non è una cosa seria. Dalle sue parole si deduceva che il problema essenziale della civiltà europea era l’adulterio: ne conosceva infernali e squisite varianti.

Il conte sorrise per sottrarsi al colloquio. Il preside interpretò come ammirazione il silenzio: la cena divenne lezione. Disse che intendeva dar vita a una piccola compagnia teatrale, la giornata in colonia scorreva uguale e lo spirito si intorpidiva. Aveva scelto un dramma di Andreieff: Anfissa. Illustrò poi al vicegovernatore il progetto di una biblioteca circolante e chiese il suo appoggio. Avrebbe volentieri fatto lui stesso la scelta dei libri e diretto l’amministrazione. “La biblioteca è strumento indispensabile”, disse. Informò anche il conte del progetto del municipio per i giardini pubblici.

Le ghirlande dei versi del Parini e del Carducci risvegliavano, in Rosina, pallidi ricordi scolastici. Nella biblioteca circolante, quel museo ordinato dal preside delle scuole medie, non avrebbe mai messo piede. Il progetto dei nuovi giardini pubblici la spaventò. La realtà, dalle mani di quell’artefice, usciva polverosa. Persino l’adulterio diventava una squallida vicenda giudiziaria – lettore e spettatore una sorta di giuria popolare, chiamata a esprimere condanna o assoluzione. Perché dovevano subire quella conversazione? Perché non cacciarlo via? Perché il conte era così paziente? Che cosa avevano a che fare con quell’uomo?

Felice della bellissima serata, all’una il professore si alzò, ringraziò gli ospiti e uscì. Il conte andava avanti e indietro per la sala. Partire dall’Italia è stato per me un destino.

Rosina poggiò le mani sul pianoforte, ne trasse un accordo – poi le mani corsero sulla tastiera, e la pioggia delle dita era fitta, temporalesca. Omar si alzò stupito dal letto, non aveva mai sentito suonare il pianoforte a quell’ora. Le finestre della sala erano splendenti di luce, rettangoli ritagliati nel buio uniforme della notte.

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