
Sappi, comunque, che una vita sempre piacevole porta a delle conseguenze molto spiacevoli. Lo possiamo osservare anche nella natura: non c’è sempre una bella primavera e una florida estate, ci sono anche gli autunni uggiosi, gli inverni freddi e nevosi, le piene, i venti, le tempeste e soprattutto la carestia, la fame, diverse tribolazioni, malattie e molte altre disgrazie. Tutto questo è necessario affinchè l’uomo impari il senno, la pazienza e l’umiltà. Infatti nella prosperità egli si dimentica la maggior parte di queste cose, mentre nelle afflizioni si fa più attento alla sua salvezza.
Tratto da: Iconografia dell’anima, voci dal grande eremo russo (I cambiamenti della natura, lo starec Amvrosji).


Ho trovato questo brano scritto nel 1880 molto attuale in quanto è oggi ben diffuso (e i social non fanno altro che da cassa di risonanza) il pensiero di una vita sempre piacevole. Questo pensiero fondativo, a mio parere, Salvador Minuchin nel libro “L’arte della terapia” l’avrebbe considerato una di quelle certezze del paziente da sfidare. Questo è un chiaramente un discorso generico ma non posso dire di essermi trovata raramente a sfidare questa certezza nella stanza della terapia.