Frammento n. 4

“Almeno la mia memoria si dimostra tenace. Quel “mantra” servirà. Pronunciare parole, ordinare stati d’animo se i pensieri non reggono. Di nuovo.

E ancora. E ancora. Far rotolare le parole nella bocca. Assaporare la grazia del vino, il sapore del polline, la polvere dello spirito. Viaggiare oltre l’adesso, lasciare che le parole si preparino il passaggio, poi percorrere il passaggio spargendo incenso sulla strada. Dilatare le narici. Avidamente. Ma avidamente! Inghiottire oltre la sazietà.

Vittoria? No, alta e bassa marea. Ma si può anche essere la luna e esercitare un dominio sul pericolo, volando anche se sbattuto e distrutto in tenebrose profondità. Separare in qualche modo l’io essenziale dalla riflessione gemella e creare da tutte le strazianti fasi una comprensione più sensitiva. è intrappolata la mia ombra ma non la mia essenza. Ripeti. è intrappolata la mia ombra ma non la mia essenza. Ora fare un nuovo incantesimo in caso di un rinnovato assalto:

Vecchie lune

Ponete i vostri occhi crescenti

Sui ponti delle mie mani

Pettinate Criniere di vento marino sulla marea delle mie sabbie.

Il mio fegato è risanato. Attendo gli avvoltoi, perché qui non ci sono aquile.”

Orto botanico dell’Università degli studi di Pavia

Tratto da: L’uomo è morto – Wole Soyinka

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