Chi sono

Sono etno-psicoterapeuta

Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Liguria, nr. 3084.

Sono specializzata nel trattamento di difficoltà relazionali e familiari, emotive (ansia, rabbia, paura, tristezza, confusione, blocchi, terrore, vergogna, nostalgia..) e problematiche legate al cambiamento.​

Prima di dedicarmi alla libera professione ho lavorato per diversi anni nelle scuole e in comunità mamma-bambino: un luogo di accoglienza temporanea per famiglie in situazioni di fragilità e minori in tutela presso il Tribunale dei minori. Ho collaborato anche con la Diaconia Valdese nel progetto del Ministero degli esteri Corridoi Umanitari per accogliere e accompagnare all’autonomia famiglie e individui che viaggiano da paesi in guerra nel nostro paese. Collaboro anche con l’Istituto Superiore LICETI di Rapallo offrendo percorsi di mentoring e tutoring agli studenti con l’obiettivo di contrastare la dispersione scolastica.

Ho lavorato come psicologa presso il consultorio del Policlinico di Barranco a Lima (Perù) per un anno.

Mi sono specializzata in psicoterapia presso la scuola Etnopsi di Roma, unica in Italia ad orientamento etno-sistemico-narrativo, che ho scelto per il taglio antropologico che dà alla formazione di psicoterapeuta. Se sei curioso/a di saperne di più, clicca qui, oppure visita la pagina Facebook o Instagram della scuola.

Ecco una breve descrizione di uno strumento creativo che utilizzo nel mio studio…

Il gioco della sabbia

Il gioco della sabbia deriva dal “Gioco del Mondo” introdotto da Margaret Lowenfeld nel 1925 presso l’Institute of Child Psychology di Londra, tecnica sviluppata poi da Dora Kalff, allieva di Jung (Sandplay Therapy), nella terapia con adulti.

Questa tecnica si basa sull’idea che il gioco contenga in sé una funzione terapeutica, poiché all’interno di uno spazio libero e protetto la psiche crea ciò di cui ha bisogno per la guarigione (capacità autoregolativa della psiche di cui parla Jung). Inoltre le neuroscienze hanno mostrato che le esperienze traumatiche attivano regioni cerebrali legate alle immagini e non alle parole, quindi l’utilizzo di oggetti analogici aiuta la rielaborazione e il processo di cura dei traumi. Tramite l’uso degli oggetti, l’emozione entra a far parte del mondo del soggetto e diventa un’esperienza psichica capace di modificare l’evento e il soggetto stesso.

Questa tecnica naque dalla necessità di trattare il disagio psichico in differenti contesti culturali e in condizioni socioeconomiche estremamente
difficili (guerre, calamità naturali, degrado sociale); ha quindi anche il vantaggio di poter essere applicata in diversi contesti culturali e sociali.

Con questa tecnica viene inoltre valorizzata la funzione rituale che assume il gioco terapeutico che rimanda a forme più tradizionali di cura, facendo dialogare clinica e antropologia.

Collaborazioni

Centro multidisciplinare a Rapallo
Il portale degli psicologi in Italia